Carlo Loiodice su mbx:
Anche se in qualche modo ero preparato a riceverla, la notizia, datami per
telefono da un comune amico, mi è arrivata come un diretto allo stomaco. Da
oggi Paolo Pietrosanti non è più fra noi. Aveva compiuto cinquant'anni alla
fine del giugno scorso e in quella occasione, sua moglie Ursula, spulciando
nella rubrica, aveva individuato alcuni amici da invitare ad una festa a
sorpresa, ovviamente all'insaputa del Paolino. Ero previsto anch'io fra i
congiurati. Ma si dava il caso che quel giorno avrei dovuto essere, e in
effetti ero in Spagna. In seguito, con Paolo ci siamo sentiti solo per
telefono. L'ultima volta, un mesetto fa, la cosa avvenne in modo bizzarro.
Scorrendo la posta elettronica, trovai un messaggio proveniente
dall'indirizzo di Ursula. Essendo informato sulla situazione clinica, pensai
che l'inevitabile fosse accaduto e mestamente aprii. No! Paolo era ancora
vivo! Aveva soltanto resettato il cellulare, con ciò perdendo la rubrica!
Allora lo chiamai immediatamente e sentii una voce assolutamente serena che
mi riconfortò. Mi parlò di chemioterapia e di terapia del dolore come se
stesse parlando del tempo che fa. Ma a un certo punto mi disse che dovevamo
interrompere perché stava in una posizione scomoda. Non volli approfondire e
ci salutammo.
Ora mi resta un ricordo forte della persona. Quel radicale che nell'estate
del 2003 ci coinvolse in una delle più rivoluzionarie contestazioni mai
accadute nel mondo della cultura: un gruppo di ciechi che salirono sul palco
del Premio Strega, dopo aver distribuito un dischetto con i testi
digitalizzati dei cinque finalisti; e ciò allo scopo di additare nuove
strade per un reale accesso alla cultura da parte dei disabili visivi.
Malgrado la presenza di tanti giornalisti alla manifestazione, nessun
giornale ne parlò e quindi la notizia, data oggi in questo modo, potrebbe
essere ritenuta falsa. Ma intanto su quella strada noi si andava avanti, un
po' collettivamente e un po' individualmente. Individuale fu l'azione di
Paolo, che fece parlare di sé quando annunciò la messa online del libro di
Harry Potter di prossima uscita. Quella volta, pur in modo non
avventuristico, rischiò da solo. Meno rischiosa fisicamente, ma di grande
impegno politico fu la sua partecipazione alla commissione voluta dal
ministro Rutelli che doveva individuare delle linee per un'editoria
accessibile. Com'è andata? Visto il clima celebrativo dell'unità d'Italia,
diciamo che è andata come con Garibaldi: le somme le han tirate gli altri,
ma nel cuore della gente c'è lui.
Se voleste ascoltare ancora la sua voce, andate qui:
http://www.pietrosanti.net/podcasting/index.html
Alessandra Rossi su listavista:
Quando l'ho conosciuto ho fatto fatica a comprendere la sua personalissima
vis polemica: erano altri tempi . Oggi la sua combattività coraggiosa e
determinata mi mancherà, Grazie Paolo.
Monica:
Non conoscevo personalmente Paolo, ma ho sempre ammirato la sua forza, la sua determinazione nel portare avanti
battaglie importanti, per l'accessibilità dei ciechi alla cultura e non solo.
Gli sono grata per tanti traguardi ottenuti grazie al suo impegno, da ultima
la sua decisiva azione di protesta, quando si è incatenato fuori dalla posta
centrale di Roma, affinchè noi correntisti non vedenti di bancoposta
on-line ottenessimo il ripristino del codice dispositivo, promesso vanamente
da mesi dalle poste.
Sono veramente affranta, non è giusto che il destino si porti le persone via
così.
Grazie Paolo, con tutto il cuore.
Abbraccio i suoi cari, e tutti voi, insieme preghiamo per Paolo e affinché
ci sia un mondo più giusto.
Giuseppe Wess:
Non ho conosciuto Paolo direttamente, ma indipendentemente dal condividere le sue idee, non poche, non conformi, conseguite da azioni provocatorie e coraggiose, da pagare anche personalmente, levo il mio cappello in suo onore.
Persone come lui costituiscono uno stimolo impegnato.
I frutti forse non saranno evidenti, appariscenti, ma reali.
Un abbraccio ai suoi cari e a chi gli è stato maggiormente vicino.
Paolo Graziani:
Apprendo solo ora la tragica notizia della scomparsa di Paolo Pietrosanti, che mi lascia sgomento poiché non sapevo della gravità del suo stato di salute.
Il pensiero mi ha riportato a quando ci siamo conosciuti, 13 anni fa, quando dei comuni amici lo avevano messo in contatto con me. Aveva avuto il tracollo della vista e la scoperta che il computer poteva ridargli un minimo di autonomia nella comunicazione e nella lettura gli aveva ridato quella carica che lo ha sempre caratterizzato. Mi venne a trovare a Firenze per capire meglio cosa poteva fare con il programma Parla, la posta elettronica e la navigazione web. Nasceva così quel tormentato rapporto, misto di reciproca stima ma anche di frequenti contrasti di opinioni che adesso purtroppo si è interrotto.
Mi mancheranno i suoi sferzanti commenti e le sue sparate provocatorie, sempre sopra le righe, la sua prosa martellante, fatta di frasi ripetute per farle entrare nella testa anche dei distratti.
Addio Paolo, lasci un grande vuoto.
Per l'ultima volta mi firmo con l'iniziale del cognome aggiunta al nome, che mettevo proprio per non essere confuso con l'altro Paolo.
Paolo G.
Antonio Russo:
caro paolo, non ti dimenticherò mai, sarai un punto fermo della mia semplice esistenza, una stupenda lezione di vita, un sereno e serio approfondimento del nostro precario cammino, grazie sempre per l'illuminata neccessità della tua preziosa presenza.
con affetto tonino.
Luigi Di Noia:
anch'io ho conosciuto paolo, e spesso ci si sentiva per telefono.
mi unisco con profondo dolore al lutto di tutti noi, e della sua famiglia.
Silvano Pasquini su listavista:
Cari tutti, ho conosciuto Paolo in occasione di un "Premio Strega", durante il quale si dimostrò pubblicamente quanto e come un libro potesse diventare accessibile in pochi passaggi, evitando ore e ore di Scanner perchè il cartaceo ridiventasse un file e poterlo finalmente leggere.
Uomo di grande tempra e di grande tenacia, riuscì a farci accedere alla Sala con indescrivibile civismo e determinazione, anche se, uscendone, fummo tutti schedati dal Servizio D'ordine presente.
Sempre per la causa dei testi in formato elettronico sfidò la Salani editori che lo querelò per aver distribuito in modo dimostrativo alcune copie delle "Avventure di Herry Pottter"; querela che affrontò con determinazione e che superò brillantemente, forte della convinzione che là dove non fosse legittimo il fatto era, però, legittimo il diritto alla cultura di chi non vede quando tecnicamente gli Strumenti lo consentono (art. 3, Costituzione italiana).
Lo ricordo con affetto particolare, pur nella diversità della visione politica, per lo spirito battagliero e per la capacità di argomentare le sue convinzioni sempre ricche di intensa solidità morale.
Abbiamo sicuramente perso un bravo compagno di lotta; un serio assertore di verità e diritti nell'esercizio del proprio dovere di politico e di cittadino.
anche da me, alla famiglia tutta, il più sentito e sincero cordoglio.
Silvano Pasquini
Jacopo Balocco su listavista:
10.800 sono i risultati che compaiono su Google digitando Paolo Pietrosanti.
Sono rimasto davanti al monitor a scorrere i vari titoli, dal premio strega a quando si era incatenato ed oltre.
Mi e' passato davanti un pezzo di storia, anche di questa lista. Molta tristezza, ma anche molto orgoglio per aver avuto la fortuna anche solo di leggere i suoi messaggi.
Un abbraccio
Iacopo
Flavio Fogarolo sulistavista:
Desidero anche io unirmi al cordoglio di tutti nei confronti della famiglia.
Non conoscevo Paolo se non per i suoi interventi in lista, sempre pungenti e mai ìbanali, e per le sue provocatorie e ironiche trasmissioni su pulsante radio web.
nonchè e per le importantissime iniziative da lui intraprese a favore della accessibilità alla lettura...
Ci mancherà molto.
Mario Palma su listavista:
"Con Paolo dialogavo per lunghe ore su Dio e la fede"
cari amici,
quando è passato il messaggio di Carlo Loiodice prima ancora di aprirlo ero assolutamente sicuro, purtroppo, che si trattava di Paolo.
Da mesi avvertivo una pressione interna che mi informava della sua imminente dipartita e tuttavia un grosso imbarazzo mi impediva di telefonargli.
Quando il mostro implacabile ti distrugge il fisico hai bisogno di raccogliere tutte le tue forze per combatterlo e perciò in tale condizione anche una lunga e appassionata telefonata può essere un fastidio che io non intendevo arrecargli.
Purtroppo la nostra cecità è un grosso ostacolo nella trasmissione di affetto e vicinanza a chi si dibatte tra il dolore e il dormiveglia dei potenti sedativi.
In questo periodo Paolo normalmente si recava in Germania e al ritorno ci si sentiva per lunghe ore.
Tra tutti era la persona delle liste che maggiormente conosceva della mia vita e del mio modo di pensare.
Con lui ateo dichiarato e convinto, ad esempio, potevo parlare per delle ore di Dio, delle scritture e della fede e su questi argomenti scorreva addirittura un feeling di simpatia tra di noi.
Del resto proprio la biografia di Paolo attesta che il suo rispetto e la sua attenzione per il "diverso" fosse molto piu' che una dimostrazione di civiltà e buona educazione: Paolo, infatti, è sposato con una credente protestante e ci siamo anche scambiato del materiale che lui ha molto apprezzato.
Amava la moglie e adorava la sua bambina. Ma la lezione migliore che ci lascia, secondo me, è la capacità di mettersi ingioco e battersi fino all'ultimo per le proprie idee.
Penso che molti se non tutti tra noi siano disposti a ri-conoscere questo suo tratto assolutamente lampante e trasparente, ma solo chi lo ha anche frequentato in privato ricorda affranto anche la profondissima carica di affetto e umanità di cui era capace.
Ognuno di noi è qualcosa di originale e di inimitabile, ma nel caso di Paolo e con riferimento al nostro ambiente penso davvero non sia esagerata la definizione di unico.
Spero che anche in altri viva la grande speranza di riincontrarlo e riconoscerlo in un'altra e meno precaria vita.
Intanto che dobbiamo rimanere su questa terra e su questa lista mi manca, tra gli altri, il ricordo di Francesco Tranfaglia, Serenella De Rosa e Aldo Corsa. Vi incollo dopo la mia firma l'intervista che nel luglio 2002 avevo realizzato per pcCiechi per la rubrica "la mia esperienza con il pc" alla quale avevo dato il titolo "con il computer non fare come Gigetto!".
ciao carissimo Paolo e perdonami se non ce l'ho fatta a venire in tempo a Roma per abbracciarti.
Mario
***
Vissuto
La mia storia con il pc: paolo pietrosanti
Con il pc non fare come Gigetto
a cura di mario palma
Questo mese incontriamo Paolo Pietrosanti, molto noto a chi segue Radio Radicale, che si occupa sopra tutto di politica internazionale.
d. chi è paolo pietrosanti?
Un militante politico da ormai tanti anni, e un cieco, perché tale sono dal 1993. Quale che siano le caratteristiche, i connotati, la identità di una persona che non ci vede, la sua qualità di cieco è sempre centrale, incombente. Sono un radicale cieco o un cieco radicale; ma anche mille altre cose, come ciascuno di noi.
d.come e da quando tempo hai perso la vista?
Nel 1993 un meningioma, tumore tendenzialmente benigno che si forma nella scatola cranica, ha schiacciato non soltanto le cellule della parete cerebrale che sovraintendono alla vista, ma anche i nervi ottici, tanto questo tumore era voluminoso. Così, i miei occhi funzionerebbero pure, in astratto, ma non sono collegati alla "centrale di controllo".
d.da quando tempo usi il pc e come hai imparatoad usarlo?
Uso queste macchine meravigliose da svariati anni prima di perdere la vista. Ho quindi imparato ad usare i vecchi PC da vedente. Imparare ad usarli è stato quindi relativamente facile, o difficile come per chiunque ci veda. Ma eravamo nell'87, o 88, cioè in anni in cui i PC erano assai più semplici di adesso, e insieme assai più complicati, meno facilitati. E in qualche modo sono pure orgoglioso di avere usato per anni, da vedente e da cieco, programmi che giravano in DOS... Perché poi, un giorno, venne Bill Gates che disse: con le nuove versioni di Windows anche i più cretini, ma proprio i più cretini, potranno usare il PC... Per noi ciechi il discorso non regge, evidentemente, visto che senza un po' di cervello questa roba proprio non riusciamo a farla girare.
d. quali difficoltà hai incontrato all'inizio?
Credo sia esperienza comune di coloro che perdono la vista in età adulta quella per cui il perdere la vista è realmente un nuovo inizio. Un inizio di molte cose, di quasi tutto, per certi versi. Però devo dire che nel mio caso, il fatto di essere già un utente piuttosto avveduto del PC mi ha permesso di non dovere fare molto più che applicare un sintetizzatore vocale al PC e ai software che usavo da anni. Non ho quindi subito una soluzione di continuità davvero lacerante. Anzi, non credo di esagerare se dico che proprio la possibilità di continuar ad usare le macchine, gli strumenti che usavo prima, sia pure con modalità assai diverse, mi ha molto aiutato, mi ha aiutato a tenere il filo della mia esistenza relativamente teso, senza interruzioni troppo terrificanti.
d.tu ti occupi di politica internazionale e si intuisce immediatamente che l'apparecchiatura informatica è importantissima se non addirittura vitale. Quanto ti aiuta il pc nella tua attività e quanto potrebbe aiutarti una conoscenza piu' approfondita di esso?
Per un cieco, ma per la massima parte dei disabili gravi come noi, l'esserci o meno un PC, il potere utilizzarlo o meno, fa letteralmente la differenza che c'è tra il bianco e il nero. La differenza è realmente radicale, profondissima. Il potere leggere da soli o meno, il potere scrivere da soli o meno, il potere comunicare da soli o meno... la differenza è davvero come quella tra il giorno e la notte.
d. Pensi che il ruolo delle associazioni di categoria ed in primis della u.i.c. sia adeguato nell'opera di informatizzazione di massa dei disabili visivi?
Mi sembra accecantemente evidente che così non sia. Ma detta così non significa niente: non ho che, fin'ora,buttato là una affermazione apodittica, che esige di essere spiegata.
Non credo che il punto, o il problema, sia quello se l'opera delle associaizoni sia adeguato o meno rispetto alla informatizzazione di massa dei ciechi o dei disabili in generale. Forse è noto che la Germania - cioè lo stato, la confindustria, i sindacati tedeschi - abbiano deciso di contrarre un accordo internazionale con l'India perché soltanto l'India è in grado di soddisfare la domanda di esperti informatici per la società tedesca, visto che né le Università tedesche, né quelle della intera Europa sono in grado di farlo; e soltanto le "quantità" e qualità indiane sono in grado di soddisfare le esigenze del mondo produttivo tedesco.
Dico questo per sottolineare la necessità di usare un punto di vista adeguato, che è quello dell'essere le conoscenze informatiche, ma la semplice alfabetizzazione informatica, semplicemente basilare nella vita associata di oggi, sia questa presa dal punto di vista economico oppure no. Detto questo, mi sembra evidente che non esista un problema di massificazione dell'uso dell'informatica da parte dei ciechi, ma "semplicemente" un problema - antico, e strutturalmente sempre uguale a se stesso - di accesso dei disabili al mondo produttivo. Da questo punto di vista, che è l'unico realistico, il punto non è la alfabetizzazione informatica dei ciechi, ma tutt'altro: per i ciechi è più direttamente, concretamente evidente la importanze e la utilità delle nuove tecnologie, e sono quindi un ottima lente per leggere i fenomeni sociali e le necessita' sociali e pure produttiive della intera società. Credo insomma che vada letteralmetne rovesciato il punto di vista tradizionale, e dannoso, che conosciamo bene come prevalente da molto tempo. In sostanza: la diffusione delle conoscenze informatiche non è per niente compito di quella o di quell'altra associazione, ma nulla più e nulla meno che un interesse della società nel suo complesso. Un interesse.
d. cosa fare e come altrimenti si dovrebbero spendere le risorse pubbliche a ciò specificamente destinate?
Le risorse pubbliche sono pochissime, e non vi sono dubbi. Ma soprattutto malissimo allocate. Credo che qualsiasi persona ragionevole, per nulla esperta nel campo, possa facilmente rendersi conto che un cieco che possa leggere e scrivere nel migliore dei casi costa meno alla società. Nel migliore dei casi, perché il vantaggio è tutt'altro. La questione ruota attorno al gioco fisiologico degli interessi che si confrontano in una società, ed è abbastanza semplice, tutto sommato: vi è l'interesse dei disabili, vi è l'interesse dei contribuenti, vi è l'interesse di chi lavora nel campo della assistenza, nell'ambito del "prendersi cura" dei disabili. Questi interessi sono confliggenti, come è evidente, e parlo di un vero e proprio conflitto sociale possibile, potenziale. Io credo fecondo, da far deflagrare. Altri possono pensare diversamente. Tuttavia mi sembra irrealistico nascondersi che questi e altri interessi confliggenti siano l'ambito in cui si debba affrontare il problema della disabilità, e quello della alfabetizzazione informatica come parte di quello.
d.secondo te qual èla carenza piu' grave e l'esigenza piu' inascoltata dei disabili visivi informatizzati?
Leggere tutto quanto sia leggibile da chi ci vede. Io credo che ogni libro, ogni giornale, ogni carattere stampato su carta debba essere accessibile ai ciechi, semplicemente perché questo è tecnicamente possibile. Ogni libro e ogni giornale sono un file - accessibile - prima di giungere in tipografia. E' semplicemente folle che noi non possiamo avere accesso a letteralmente tutto. So benissimo che i libri in file creano problemi relativi al diritto di autore ecc... Ma non può essere rilevante, questa obiezione. Io voglio comprare tutti i i libri che voglio, e leggerli; inventare un software che sia davvero in grado di proteggere un file dalla duplicazione è un problema meramente tecnologico, e quindi - per definizione - risolvibile. Lo risolvano. Io pretendo di potere acquistare non su carta, ma su supporto per me accessibile, qualsiasi libro o giornale vi sia in giro. La mancanza di questo è il primo grave problema, perché significa anche o soprattutto limiti per la educazione, la istruzione, la formazione dei ciechi. Anche qui sarebbe utile andare a chiedersi dove siano gli interessi contrapposti...
d. secondo te il computer collegandoci ad internet ci fa uscire fuori dal ghetto o ci fa entrare in un ghetto solamente piu' ampio dove frequentiamo solo o prevalentemente i nostri siti e le nostre liste per cecati?
E secondo voi una scarpa è qualcosa di utile per fare una passeggiata, o non è forse un pericoloso strumento che nelle mani di un energumeno può divenire una pericolosa arma offensiva?
Insomma, dipende, come è evidente.
Una cosa mi sembra certa, ed è la libertà di ciascuno. Insomma, uno può diventare scemo, trascorrendo venti ore al giorno davanti ad un PC, così come a chattare oppure a leggere sempre lo stesso fumetto, o a grattarsi. Quel che conta, credo proprio, non è se una cosa abbia un effetto o un altro effetto, ma la CONSAPEVOLE LIBERTA' DI SCELTA di ciascuno.
Se uno, cieco o non cieco, decide consapevolmente e in libertà di diventare imbecille trasfromando il suo mondo, o riducendo il suo mondo in quel che accade in un PC, sono affari suoi, e a me basta che sia consapevole di quel che fa. Siamo in un paese in cui un sacco di gente obiettivamente imbecille ha - giustamente - il diritto di voto, si assume cioè la responsabilità di compiere scelte che saranno assolutamente determinanti per decine di milioni di persone. Credo che se - e giustamente - si attribuisce un tale potere a chiunque, scemi o meno scemi, belli o brutti, ciechi o non-ciechi, --- si possa attribuire anche il potere di scegliere di trascorrere dannosamente davanti ad un PC decine di ore al giorno ad occuparsi di cecità e basta. Purché lo si faccia liberamente, per scelta libera e consapevole.
d.cosa pensi del caos che regna sovrano negli uffici riabilitazione della a.s.l. dove, ti faccio l'esempio di Napoli, alcuni hanno avuto il computer come "riconducibile al comunicatore simbolico" (contributo massimo = 2500000), altri un contributo di max 900000 sul computer riconducibile al "comunicatore alfabetico" e la maggioranza niente?
E' un problema di leggi e di legalità. Io credo che alla società convenga soprattutto economicamente attribuire un PC ad un cieco, darglielo. Ma vi sono interessi diversi... proprio quegli interessi che evocavo sopra...
d. cosa vuoi comunicare ad un principiante del computer? (eventualmente anche un motto)
Ci sono un sacco di non-ciechi che non sanno che fare dei loro occhi, che non capiscono quanto servano loro. Tu, cieco, hai un PC, che vale quasi quanto gli occhi di uno che ci veda. Renditi conto di questo. Poi, liberamente, puoi sempre fare a meno del PC, così come un sacco di vedenti scemi non usano gli occhi come potrebbero.
D'altra parte il mondo è pieno di persone come quello della famosa storiella:
Gigetto è un po' imbranato con le donne, mentre i suoi amici lo incoraggiano. Una sera, trovandosi insieme, Gigetto racconta di una svolta nella sua vita.
"Gigetto, novità?"
"Ieri ho conosciuto una ragazza bellissima, dolce, ma proprio bella bella, come quelle del cinema..."
"E allora, che ci hai fatto?"
"L'ho invitata a cena, e poi 'ho accompagnata a casa"
"bravo, e poi, l'hai baciata?"
"Mi ha invitato a salire da lei, per bere una cosa"
"E tu sei salito con lei?"
"Certo, e abbiamo bevuto una cosa insieme. Poi lei ha cominciato a sentire caldo, e si è tolta la camicia. Proprio bella, era proprio bella..."
"E tu, Gigetto?"
"Io l'ho guardata bene bene, e poi si è tolta la gonna."
"E tu, Gigetto, che hai fatto?"
"Ah, l'ho guardata.. era proprio bella, e poi non faceva così caldo, dopotutto. Eppure..."
"Eppure che cosa, gigetto? Tu che hai fatto?"
"Io l'ho guardata: proprio bella, una bellissima ragazza" E poi si è tolta le mutandine. "
"Gigetto, e tu che hai fatto?"
"Ma è ovvio: ho preso le mutandine... e con l'elastico ci ho fatto una mazzafionda..."
Non so se fosse proprio così, ma è vecchissima. In ogni caso, uno può usare o meno il PC, può dire che non è importante, che non serve... allo stesso modo, in certe occasioni ciascuno ha il diritto di concentrarsi sull'elastico delle mutandine invece che su altro...
(Ovvio che la storiella vale tanto per i maschietti quanto per le femminucce).
Chiara Badussi:
Ciao Paolo.....
ciao Paolo....
ciao....
Donato Taddei:
era un combattente, e si spendeva.
Abbiamo fatto cose all'unisono, come quella cosa del premio Strega cui non
potei partecipare per un mio disguido canino, e tentato di agitare in questi
anni e ci sono state anche volte in cui non ero d'accordo con le sue
posizioni, per esempio sulla storia del decreto Rutelli e pure su come è
finita quando pochi mesi fa fece tutta quella gagnara con Marco Valerio
anzicchè concentrarsi sulla questione ebook su cui però comunque aveva
lanciato una proposta poi caduta nel nulla assoluto di un convegno alla
camera per settembre sul tema ebook accessibile, e così si dovrà cercare di
andare avanti anche senza di Paolo, che già la brigata è assai ristretta.
La polemica non mi dispiace e il confronto serrato mi eccita, ma rimane un
poco di amaro in un paio di occasioni ci siamo più o meno insultati con
Paolo, da me definito politicante, mestierante della politica, ovviamente
provocato o ricambiato per le rime, per cui non figuravo tra i suoi amici ma
questo può essere perfino irrilevante se si perseguono gli stessi
obbiettivi, ci si rispetta e stop e così all'occorrenza ci si scriveva lo
stesso.